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Storia di un delitto

Pagina in continuo aggiornamento

 1 - ore 6:57 "Decesso per precipitazione"

6 luglio 2014 - Caserma "Camillo Sabatini" - Via Flaminia Vecchia, 826 - ROMA

Secondo gli atti dell'Esercito, alle ore 6:30 durante il turno d'ispezione il sottufficiale Salvatore Adragna trova il corpo senza vita del caporale Antonino Drago sul piazzale antistante la palazzina degli alloggi.

Ha addosso un paio di pantaloncini e le infradito ancora ai piedi. È riverso a faccia in giù, in una pozza di sangue, con le braccia piegate sul petto, in una posizione stranamente composta.

Alle 7:05 viene chiamata una pattuglia della polizia giudiziaria, per la "segnalazione di un militare che si era lanciato dalla finestra dello stabile della caserma".

L'ufficiale Davide Menchelli e l'agente Federico Giacobbi trovano sul posto l'auto-medica con gli operatori del 118. Tra questi, la dottoressa Claudia Siciliano, che alle 6:57 aveva già scritto nel suo verbale: "decesso avvenuto per precipitazione".

Dal verbale della polizia giudiziaria: "dai primi accertamenti si notava che una sedia era posta sotto la finestra dei bagni al secondo piano dello stabile". Repertano un "mozzicone di sigaretta marca Marlboro, rinvenuto sulla porzione esterna di davanzale della finestra del bagno".

Le indagini vengono affidate al sostituto procuratore Alberto Galanti, aprendo così il procedimento penale n.27120/14.

L'autopsia viene effettuata dal dottor Massimo Senati del Policlinico "Gemelli", con lacune che graveranno su tutta la vicenda, infatti mancano:

- la misurazione della temperatura corporea, fondamentale per dare una stimativa sull'ora del decesso.

- gli esami tossicologici (indispensabili se si tratta di un presunto suicida), e i necessari esami istologici per capire se le ampie ferite sul dorso erano contestuali al decesso, o di giorni precedenti.

- le radiografie, che avrebbero permesso di ricostruire da subito la dinamica del decesso.

Per finire, Senati scrive di un decesso dovuto a precipitazione di natura verosimilmente suicidaria

Il caso, per l'Esercito, è già chiuso l'8 luglio.

 

2 - Stranezze dalla caserma Sabatini

6 luglio 2014 

Le prime dichiarazioni dei commilitoni

 

La mattina del 6 luglio 2014 i carabinieri di Ponte Milvio interrogano alcuni commilitoni.

L'ufficiale di picchetto Salvatore Adragna dice che mentre si recava a ispezionare i locali armeria, nota il corpo del caporale Drago senza vita. Avvisa il 118, il 112 e i suoi superiori. Dichiara di non conoscere il collega.

Alla domanda "conosce le ragioni di tale insano gesto?", risponde: "Sembrerebbe che Drago da qualche tempo si era lasciato con la fidanzata. Ieri hanno cercato in tutti i modi di farlo uscire, ma non ci sono riusciti".

Roberto D'Agnello dice di conoscere Tony da circa sei mesi, di averlo frequentato poco fuori dalla caserma, e che "da poco lasciato con la fidanzata, in più di un'occasione mi era capitato di confortarlo, invitandolo a non rimanere chiuso in camera ma di uscire con gli amici [...] Tuttavia non aveva dato modo di pensare ad eventuali gesti estremi".

Gianluca Luglio, compagno di stanza di Tony insieme a Carmine Governucci, Alessandro Madonna, Giuseppe Filippo e Giovanni Genovese,  afferma di essere rientrato alle 6:00 e di aver passato la notte in discoteca. Mancava solo Tony dalla stanza, e pensava non fosse ancora tornato. 

DOMANDA: "Che rapporto avevi con Antonino Drago?"

RISPOSTA: "Conoscevo Antonino da circa dieci mesi, e l'ho conosciuto durante una fase del nostro addestramento. Avendolo come compagno di stanza capitava spesso di uscire insieme, oltre al fatto che lavorando nello stesso reparto eravamo a contatto tutto il giorno."

DOMANDA: "Aveva problemi in famiglia?"

RISPOSTA: "Non penso che avesse problemi in famiglia, ma so che si era da poco lasciato con la fidanzata, in più di un'occasione mi era capitato di confortarlo, invitandolo a non rimanere chiuso in camera ma di uscire con gli amici Per tale motivo ieri sera gli avevo chiesto di uscire con noi, rifiutando. Tuttavia non aveva dato modo di pensare ad eventuali gesti estremi".

Alessandro Madonna dice di essere rientrato alle 2:30 dopo una serata con amici, e che gli assenti dalla stanza erano solo Luglio e Filippo, "gli altri dormivano tranquillamente" (dunque anche Tony?).

DOMANDA: "Questa notte, dopo essersi addormentato, si è accorto che Drago usciva dalla stanza?"

RISPOSTA: "Non ho visto né sentito niente".

Il resto della dichiarazione è la fotocopia delle altre due: lasciato con la fidanzata, moralmente abbattuto

 

Se prendiamo queste dichiarazioni come veritiere, la morte di del militare sarebbe avvenuta tra le 2:30 e le 6:30

Gianluca Luglio avrebbe visto sicuramente il corpo, se fosse passato dal piazzale alle 6 (doveva incrociarlo per rientrare nella palazzina).

Dunque, se Tony alle 6 non era nella sua stanza, dov'era?

Dalle ultime perizie risulta che il decesso del militare sia avvenuto tra l'1 e le 3 di notte.

La mattina del 6 luglio, tra le 6 e le 6:30, c'era già il sole, e alcuni militari rientravano in caserma.

Nessuno avrebbe visto la scena?

3 - La perizia cinematica: il tuffo in piscina

aprile 2016 - Catania

Grazie alla prova "fisica" realizzata in piscina, un tuffo che simula la caduta con precedente rincorsa che il caporale Drago avrebbe fatto da quella finestra (altezza di 10,60 metri), l'avvocato Dario Riccioli e l'ingegnere Grazia La Cava, consulenti della madre Rosaria Intranuovo, dimostrano che il corpo di Tony non poteva trovarsi a una distanza di 4,80 metri.

La famiglia ottiene la prova inconfutabile che dentro la caserma Sabatini le acque non sono limpide come si voleva far credere.

 

4 - Prima udienza del GIP: una piccola vittoria

13 aprile 2016 - Tribunale Ordinario di Roma

La famiglia si oppone alla prima richiesta di archiviazione del caso da parte del pm Alberto Galanti. Tra le parti offese Rosaria Intranuovo (madre), Giuseppe Drago (padre), Valentina Drago (sorella), entra anche Alfredo Pappalardo, secondo marito di Rosaria e legato profondamente a Tony. 

Il "Comitato Verità per Tony", con amici da tutta Italia, si presenta in massa davanti all'ingresso del tribunale, per supportare la famiglia e chiedere la verità che si cerca da quasi due anni.

L'udienza non è pubblica: vi assistono le parti in causa insieme ai legali Dario Riccioli, Diego De Paolis, Antonio Uricchio e la consulente Grazia La Cava, che espongono i numerosi dubbi al

GIP Angela Gerardi

Il giudice è preparatissimo sul caso e non sembra disposto ad archiviare, vista anche la prova cinematica del tuffo.

Dopo pochi giorni, infatti, respinge la prima richiesta di archiviazione presentata dal pm Galanti, ordina la riesumazione del corpo (avvenuta il 15 ottobre 2016) per effettuare nuove perizie legali, oltre a una perizia cinematica da realizzare sulla scena del delitto.

5 - Indagati per concorso colposo in omicidio

Gli otto iscritti nel registro degli indagati, per non aver vigilato in maniera tale da evitare la morte di Tony Drago, sono i militari:

l’ufficiale comandante Paolo Lorenzi (ai tempi

comandante della caserma Sabatini),

l’ufficiale d’ispezione Giampaolo Torcigliani,

il comandante della guardia Giuseppe Zarbano,

il sottoufficiale di picchetto Salvatore Adragna,

il sergente di giornata Paolo Esposito,

i soldati Daniele Marino, Roberto Cucuzza

e Simone Lampis

6 - L'incidente probatorio

(ovvero, le prove definitive)

15 marzo 2017 - Tribunale Ordinario di Roma

I periti incaricati dal GIP, dottor Paolo Procaccianti (medico legale) e dottor Federico Boffi (fisico), vengono ascoltati in udienza.

Queste le lesioni sul corpo del caporale Drago:

frattura cranica "a mappamondo",

frattura della sesta e settima vertebra dorsale,

frattura di 12 costole,

lussazione di pollice anulare e mignolo di entrambe le mani,

abrasioni gravi da sfregamento sul dorso.

Dopo alcune incertezze iniziali, i periti spiegano che le lesioni permettono di immaginare una dinamica del decesso in due tempi

In altre parole, prima è avvenuta la frattura alle vertebre e alle costole, presumibilmente perché il caporale è stato costretto a fare flessioni ("pompare", in gergo militare) e qualcuno gli si è buttato addosso sulla schiena, e solo dopo è stato colpito con forza alla testa con un oggetto imprecisato. 

Gli elementi sicuri:

- il militare non poteva arrivare dalla finestra situata a 10 metri alla distanza di 4,80 metri (a meno che non fosse "una molla") né mantenere la posizione composta in cui è stato ritrovato;

- le abrasioni sul dorso sono state fatte poco prima del decesso, ma erano presenti altre ferite subite nei giorni precedenti al 6 luglio;

- il caporale Drago era alto 1.87 m e pesava quasi 100 kg. Difficilmente poteva essere sottomesso da una sola persona. Non si tratta di un crimine compiuto da un solo assassino.

7 - L'archiviazione del GIP Angela Gerardi 

29 marzo 2019 - Tribunale Ordinario di Roma

Alberto Galanti richiede nuovamente l'archiviazione del caso, nonostante le prove schiaccianti di omicidio. Dopo due udienze, quella del 16 gennaio 2019 per il concorso colposo in omicidio doloso, e del 13 marzo 2019 per omicidio doloso a carico di ignoti, il GIP Angela Gerardi decide di archiviare entrambi i fascicoli, mettendo un punto (per il momento) alle indagini. 

Nel provvedimento il gip afferma che “permangono zone d’ombra non investigate e, oramai, di difficile accertamento, stante il tempo trascorso dai fatti”. Il riferimento è al fatto che non sono stati acquisiti i filmati registrati dalle telecamere di videosorveglianza presenti nel cortile della caserma, né i tabulati telefonici sulle utenze in uso agli indagati e, in particolare, ai compagni di camerata”. E neppure è più possibile effettuare accertamenti su due accessi compiuti sulla posta elettronica di Tony Drago, “il pomeriggio stesso della morte del giovane militare” prima che il computer fosse sequestrato, a più di un mese dalla morte. In pratica, secondo il gip, non si può andare avanti perché le carenze investigative hanno portato all’impossibilità di raccogliere elementi fondamentali per “sostenere l’accusa in un eventuale giudizio”. Inoltre, dagli approfondimenti del pm, non sarebbe mai emerso “alcun nuovo spunto investigativo, alcuna traccia utile alle indagini o idonea a giustificarne la prosecuzione“.

Di chi è la colpa delle "carenze investigative"? Chi ha fatto passare 5 anni? Perché non si può più "ricostruire l'esatta dinamica della morte" di Tony?

La risposta è sotto gli occhi di tutti. L'Esercito è un gigante troppo forte per farlo traballare. La giustizia davanti a esso diventa piccola piccola e non prova neanche a pestargli i piedi.

Noi continueremo a provarci, per questo sorriso indimenticabile.

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Valentina Drago

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