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Il racconto di Tony (il) Drago

  • Immagine del redattore: Valentina Drago
    Valentina Drago
  • 6 lug 2024
  • Tempo di lettura: 5 min


Come dice il mio amico-avvocato Diego, "questi 10 anni sono solo un numero tondo, non ci pensare, anche perché il dolore non vuole celebrazioni".

Ha ragione, io voglio celebrare la VITA di mio fratello, non il nostro dolore.

Per questo, pubblico oggi la favola che l'amico Luca Carnì ha scritto, per leggerla ai miei bambini.

Sarà che Tony era davvero solo un ragazzo? Ditemi voi.



"C’era una volta un grande drago volante,

si chiamava Antonino ed era nato in una regione calda e bella dell’Italia Meridionale, la Sicilia.

La sua città natale – Siracusa – era avvolta nel mistero dei colori e nella bellezza della storia, edificata su una isola a guardia del mare più bello del mondo, con templi severi e castelli fiabeschi, torri fatate e chiese dalle mura parlanti. Da Siracusa passava la vita, e da lì è passato anche Antonino.

Era una terra meravigliosa ma insolita per i draghi volanti. Non vi era traccia della candida e bianca neve né dei trasparenti e gelidi ghiacci che si scioglievano sotto il fuoco delle loro fauci; le fitte foreste di abeti, larici e betulle utili per metterli al riparo dai pericoli erano lontanissime; i cieli liberi e sgomberi dai forti rumori degli aerei erano un lontano ricordo.

Come tutti i draghi, Antonio godeva di dodici virtù: forza, discrezione, umiltà, prudenza, saggezza, pazienza, riservatezza, dolcezza, zelo, coraggio, pietà e generosità. Erano dodici virtù segrete che facevano dei draghi degli esseri fantastici ed invincibili, temprati ed orgogliosi, ritti per la causa della giustizia. Di nascosto, volando tra le nuvole e cercando sempre di non lasciar traccia, essi vigilavano dall’alto sull’ambiente nel quale vivevano e proteggevano sempre gli esseri viventi, dagli animali più grandi ai folletti più piccoli.

Ma gli uomini non li conoscevano e li consideravano pericolosi; nel loro immaginario, rappresentavano solo degli sputafuoco insensibili e cattivi. Per di più in Sicilia, dove nessuna persona era abituata a convivere con i draghi; qualcuna di esse nemmeno era conscia della loro esistenza e pensava fossero un’invenzione del mito; qualcun’altra – al solo pensiero che potessero esistere – iniziava a tremare dalla paura e urlare per chiedere insensatamente aiuto a chicchessia fino a perdere completamente la voce.

Il drago Antonino, per non spaventare nessuno, strinse un patto con la vita: fin dall’inizio, infatti, prese le sembianze di giovane ragazzo, alto e bello, dalle spalle possenti e dal sorriso smagliante. In cambio di cotanta metamorfosi, dovette rinunciare a due cose fondamentali: sputare fuoco dalla bocca e volare nel cielo libero per ventiquattro anni, due anni per ogni virtù! Per tutto quel lungo tempo, infatti, Antonino il drago avrebbe dovuto astenersi dai suoi superpoteri; le uniche cose che avrebbe potuto mantenere erano la forza ed il coraggio perché le potesse utilizzare per aiutare le altre persone nei momenti di difficoltà.Per camuffarsi ancor meglio, decise di cambiare anche il nome, esattamente come si usava tra i ragazzi e le ragazze della sua terra natìa. Col tempo, amici, amiche e conoscenti avevano preso l’abitudine di chiamarlo “Tony” e lui si presentava a loro come “Tony Drago” togliendo l’articolo determinativo tra il nomignolo ed il suo essere.

Nessuno poteva sospettare di artigli lunghi e sputi di fuoco; né di grosse ali atte a voli arguti e veloci, di planate alte in cielo o ghirigori taglianuvole. Tony cresceva con braccia e gambe, e capelli in testa. Le parole avevano sostituito le fiamme e, dalla bocca, prendeva suono una voce con un marcato accento siciliano.Circondato dall’affetto di tutti, frequentava le scuole, andava al mare, rideva, scherzava e giocava in compagnia fino a tardi; andava ghiotto per caponate ed arancini, granite, brioches, cassate e cannoli pieni di ricotta. Insomma, il travestimento da ragazzo lo rendeva felice e gratificato.

Quando terminò la scuola superiore, decise di iscriversi all’Università e cambiare posto in cui vivere, scegliendo una città bellissima e, al tempo stesso, diversa dalla sua Siracusa. Il treno lo accompagnò lontano, al centro dell’Appenino, da dove non si scorgeva più il mare ed il sole, durante l’anno, veniva centellinato minuto per minuto. Monti alti ed imbiancati incoronavano L’Aquila – questo il nome della nuova città che lo accolse – come una regina in trono, rendendola ligia ed eterna; paesaggi del tutto nuovi accompagnarono Tony che, da un mese all’altro, passò dal mare alla montagna, dal caldo al freddo, dall’azzurro delle giornate soleggianti e serene al bianco delle nuvole e della neve. Sembrava essere stato come un avvicinamento alla terra dei draghi. Qui continuava a crescere travestito da ragazzo divertendosi e studiando, mai solitario, sempre con amici ed amiche con cui trascorreva i giorni e le notti.

Ad un tratto, però, la vita decise di metterlo alla prova per testare se avesse mantenuto fede a quanto pattuito, dimostrandosi forte e coraggioso senza utilizzare gli altri superpoteri. Era una notte fredda di inizio primavera, talmente fredda che sembrava fosse pieno inverno e, mentre tutti dormivano accoccolati e sognavano i desideri più attesi, un bruttissimo terremoto devastò la nuova città. Le case crollarono come fossero costruite di biscotti; le chiese e le torri furono tagliate come le fette di una torta; i tetti finirono per terra ed i pavimenti presero il posto dei tetti… un finimondo sottosopra! Il posto dove lui stesso riposava venne distrutto: nelle pareti si aprirono fessure larghissime da cui si potevano osservare tutte le stelle del cielo ed i gradini delle scale furono scomposti, uno sopra l’altro; persino i letti furono divelti.

Tutti erano scioccati da quanto accaduto. Ma Tony non ebbe paura e, senza usare i superpoteri, memore del coraggio e della forza di cui soli poteva disporre, si mise subito a disposizione degli altri. Quella stessa notte vide la ragazza che stava accanto a lui completamente immobile e silenziosa, imbambolata davanti al mondo cadente; cercava invano di chiamarla ed avvertirla ma non rinsaviva; sembrava dormisse un sonno profondo con gli occhi aperti. A quel punto, Tony la prese sulle spalle, come si fa con un sacco pieno di regali, e la portò con sé fuori da quelle macerie. E, mentre tutto era ancora in macerie, così fece nei giorni seguenti con tante altre persone, salvate ignare dal drago travestito da ragazzo.

La prova fu superata a pieni voti e la vita, entusiasta per le gesta compiute, come premio aggiunse un anno ai ventiquattro pattuiti in precedenza. Ancora un anno nel quale Antonino il drago potesse rimanere travestito da ragazzo e divertirsi assieme ai suoi amici umani. Continuarono le feste ed i balli, la musica, i bagni al mare, le risate ed i giochi in compagnia fino a tardi, le caponate, gli arancini, le granite, le brioches, le cassate ed i cannoli pieni di ricotta.

Ma – si sa – il tempo passa in fretta e non può fermarsi mai, nemmeno in casi eccezionali. Si arrivò al compimento del venticinquesimo anno di età di Antonino. La vita lo amava così tanto che a quei dodici mesi aggiunse altri dodici giorni. Si presentò al suo cospetto, perché un patto era un patto, ma a malincuore. Gli chiese scusa per non poter fare altrimenti e disse che il travestimento era finito per davvero. Era necessario scrostarsi di dosso quegli abiti da ragazzo per tornare alla sua natura, al suo essere un fantastico e grande drago volante. Il cuore di Antonino ebbe qualche secondo per salutare tutti con un pensiero fugace, dopodiché cominciò a battere più forte e, in un batter d’occhio, ricomparvero le ali; mani e piedi lasciarono il posto a degli artigli affilatissimi; la pelle di saraceno divenne squamosa e imbrunita e dalla gola si iniziarono a scorgere ardenti fiamme.

Fu così che Tony Drago ritornò ad essere nuovamente Antonino il grande drago volante e potè spiccare il volo, sputando fuoco tra le nuvole, alto e libero nei cieli."

 
 
 

1 commento


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06 lug 2024

Complimenti all'autore ed Amico per aver reso in questa foto la grandezza del nostro TONY.

Che mi ostino a ripetere continua a vivere nei cuori e nelle menti di chi ha avuto il privilegio di averlo conosciuto.

Vola alto grande TONY.

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