Lettera a Babbo Natale (e agli assassini di mio fratello)
- Valentina Drago

- 21 dic 2019
- Tempo di lettura: 1 min
Caro Babbo Natale,
quest'anno ho cercato di essere buona e per Natale ti chiedo un regalo.
Non è per me, io ne ho già avuto uno troppo grande.
È per gli assassini di mio fratello.
Io non so chi sono, quanti anni hanno, se stanno in buona salute, se sono già morti, se vivono da soli o hanno una famiglia e figli.
Ma so che è il sesto Natale in cui magari si siedono a tavola, sorridono, fanno brindisi e auguri, aprono e danno regali a chi li ama, e non sa che sono assassini.
Senza sapere che dentro portano una cosa nera, infinita, che si chiama colpa.
Ecco, io ti chiedo un grandissimo regalo per loro.
Si chiama pace.
Non gliela puoi fabbricare tu, e sarebbe difficile caricarla sulla tua slitta mettendola in una scatola. Non possono neanche comprarsela nei negozi, poverini.
Forse li puoi aiutare facendoli pensare a come ci sentiamo io, mia madre, mio padre, quando ci mettiamo a tavola senza Tony e non possiamo abbracciarlo a mezzanotte.
La loro pace possono conquistarla: basta andare in un commissariato e dire cosa hanno fatto a Tony. Questo è il primo passo.
Poi quello più difficile sarebbe guardarci negli occhi, uno a uno, e dirci solo una parola: perdono.
Caro Babbo Natale,
solo allora questi assassini torneranno a essere uomini.
Solo con la pace che possono ritrovare chiedendoci perdono.
Lo so che è un regalo complicato, non te lo chiedo proprio per questo Natale, ma per qualunque anno a venire.
Io nel frattempo provo a perdonarli, perdonarmi e a chiedere perdono.
Grazie,
buon Natale e buon lavoro,
Valentina



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