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Tutti senza paracadute.

  • Immagine del redattore: Valentina Drago
    Valentina Drago
  • 2 apr 2020
  • Tempo di lettura: 1 min

Credo che mio fratello non avrebbe avuto paura durante questi mesi, anzi, immagino quanto ne avrebbe approfittato per fare battute e ridere di soppiatto, come faceva sempre in situazioni tragicomiche.

Esattamente un anno fa, ricevevo la notizia dell'archiviazione delle indagini. Su quello, non c'è stato proprio niente da ridere. Si è aperta una seconda voragine, all'altezza dello stomaco, che non accenna a chiudersi. Dentro questa voragine ci sono ricordi, sorrisi, litigi, sospetti, abbracci, frustrazioni, malinconia, pentimenti, dolcezza, tutto ciò che riguarda il prima di quando c'era lui fisicamente, e il dopo, da quando c'è spiritualmente ogni sacrosanto minuto della vita che mi rimane.

Io il mio paracadute l'ho perso, perché ho dovuto già aprirlo una volta per salvarmi da una caduta mortale, il 6 luglio 2014. Nemmeno sapevo di stare su un aereo, che mi hanno spinta all'improvviso. Sotto di me c'era la prima voragine - la mia terrificante nuova vita senza di lui - l'ho aperto d'istinto, e sono atterrata malconcia, con le ossa intere e il cuore scassato. Indurita, impoverita, incapace di capire che cazzo ci fosse da fare per sopravvivere da quel momento in poi.

Forse ora siamo tutti senza paracadute.

Proviamo a costruircelo a forza di alcool gel e mascherine, di meme e mangiate, ma ci sentiamo vulnerabili e magari qualcuno è già in volo, in caduta libera e per giunta da solo davanti la voragine.

Non fatevi inghiottire, vi prego. Resistete anche voi. Resistiamo insieme.

 
 
 

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